“Imparare a raccontare attraverso le immagini”: intervista a Gianni Canton
Viviamo in un mondo in cui tutti producono immagini.
Ogni giorno scorriamo fotografie, reel, video, pubblicità e contenuti social in modo quasi automatico. Oggi basta uno smartphone per registrare video in alta qualità e pubblicarli online in pochi secondi.
Ma creare immagini non significa automaticamente saper comunicare.
È proprio da qui che parte la riflessione di Gianni Canton, regista, videomaker e fotografo professionista, che da anni lavora nel mondo della comunicazione visiva tra produzioni cinematografiche, storytelling, fotografia e formazione.
Abbiamo parlato con lui dell’importanza della formazione teorica e pratica nelle scuole in ambito fotografico e video, cercando di capire perché oggi imparare il linguaggio delle immagini sia molto più importante di quanto spesso si pensi.
«La tecnica da sola non basta»
«Molti ragazzi pensano che imparare fotografia o videomaking significhi imparare a usare una videocamera o un programma di montaggio», racconta Canton.
«In realtà quella è solo una piccola parte del percorso. La tecnica è importante, certo, ma da sola non basta. Due persone possono avere la stessa attrezzatura e ottenere risultati completamente diversi. La vera differenza nasce dalla capacità di osservare, raccontare e comunicare qualcosa attraverso le immagini».
Secondo Canton, uno degli errori più comuni oggi è confondere la facilità di accesso agli strumenti con la conoscenza del linguaggio visivo.
«Oggi tutti possono produrre contenuti, ma proprio per questo motivo diventa ancora più importante capire come costruire immagini che abbiano davvero un significato».
La teoria serve a capire “perché”
Nel mondo della formazione spesso la teoria viene percepita dagli studenti come qualcosa di distante dalla pratica.
Per Canton, invece, è esattamente il contrario.
«La teoria serve a capire perché facciamo certe scelte. Non si tratta soltanto di conoscere regole tecniche, ma di comprendere il linguaggio delle immagini».
Studiare fotografia e video significa infatti affrontare temi come:
- composizione,
- luce,
- colore,
- storytelling,
- montaggio,
- percezione visiva,
- linguaggio cinematografico,
- comunicazione emotiva.
«Quando uno studente comprende questi meccanismi smette di lavorare a caso. Inizia a fare scelte consapevoli. Capisce perché un’inquadratura trasmette tensione, perché una luce comunica un’emozione o perché un certo ritmo di montaggio cambia completamente la percezione di una scena».
Secondo il regista e videomaker, la teoria non limita la creatività.
«La rende più consapevole. Trasforma l’istinto in linguaggio».
«La pratica è fondamentale perché insegna l’esperienza»
Ma la fotografia e il video non possono essere insegnati solo attraverso libri o lezioni frontali.
«Sono discipline profondamente pratiche», spiega Canton.
«La vera crescita arriva quando gli studenti iniziano a confrontarsi con situazioni reali. È lì che imparano davvero a osservare, adattarsi, risolvere problemi e trovare il proprio modo di raccontare».
La pratica permette agli studenti di affrontare:
- gestione della luce,
- riprese in ambienti complessi,
- problemi tecnici,
- gestione del tempo,
- lavoro di squadra,
- relazione con le persone davanti alla camera.
«Sul campo accadono continuamente cose impreviste. E nessun manuale può sostituire completamente quell’esperienza».
Per Canton, proprio l’equilibrio tra teoria e pratica rappresenta la base di una formazione efficace.
«La teoria senza esperienza rischia di restare astratta. La pratica senza teoria rischia invece di diventare automatismo senza consapevolezza».
Imparare a osservare davvero
Uno degli aspetti che Canton considera più importanti nella formazione visiva è la capacità di osservazione.
«Viviamo immersi nelle immagini, ma spesso le guardiamo senza analizzarle davvero».
Per questo motivo, secondo lui, la scuola dovrebbe aiutare gli studenti a sviluppare uno sguardo critico.
«Bisogna imparare a capire come è costruita un’immagine, cosa comunica, perché funziona e quale emozione trasmette. Osservare bene è il primo passo per creare meglio».
E aggiunge:
«Fotografia e video non sono soltanto strumenti tecnici. Sono linguaggi culturali. Influenzano continuamente il modo in cui percepiamo il mondo».
La scuola come spazio di sperimentazione
Secondo Canton, uno degli aspetti più preziosi dell’ambiente scolastico è la possibilità di sperimentare.
«Fuori dalla scuola spesso esistono subito pressioni, aspettative e risultati da raggiungere. A scuola invece si può provare, sbagliare, rifare e confrontarsi».
Ed è proprio durante questa fase che molti studenti iniziano a sviluppare:
- sensibilità visiva,
- pensiero creativo,
- capacità narrativa,
- identità personale.
«La sperimentazione è fondamentale. Permette agli studenti di capire che esistono modi diversi di raccontare e che il linguaggio visivo non è mai qualcosa di completamente rigido».
Il valore del confronto
Un altro elemento centrale nella crescita formativa, secondo Canton, è il confronto con gli altri.
«Fotografia e video vengono spesso percepiti come lavori individuali, ma in realtà sono linguaggi profondamente collettivi».
Confrontarsi con:
- insegnanti,
- professionisti,
- compagni,
- punti di vista diversi
aiuta a sviluppare senso critico e capacità comunicativa.
«Molte volte da soli non vediamo più alcuni errori o alcuni limiti del nostro lavoro. Il confronto serve proprio ad allargare lo sguardo».
«Oggi più che mai serve educazione all’immagine»
Nella parte finale dell’intervista, Gianni Canton — che oltre all’attività di videomaker e fotografo lavora anche come regista in produzioni narrative e documentaristiche — sottolinea quanto oggi la formazione visiva sia importante anche al di fuori delle professioni creative.
«Le immagini influenzano continuamente emozioni, comportamenti e percezioni. Per questo motivo imparare fotografia e video non significa soltanto preparare futuri professionisti, ma anche aiutare i ragazzi a leggere in modo più consapevole il mondo che li circonda».
Secondo Gianni Canton, educare al linguaggio visivo significa anche educare alla comunicazione.
«Viviamo in una società in cui le immagini hanno un peso enorme. Capire come funzionano, come vengono costruite e come comunicano è diventata una competenza culturale fondamentale».
Raccontare attraverso le immagini
Alla fine dell’intervista emerge un concetto molto chiaro: fotografia e video non sono soltanto strumenti tecnici.
Sono modi di osservare, interpretare e raccontare la realtà.
Ed è proprio per questo che la formazione, teorica e pratica insieme, continua ad avere un ruolo fondamentale.
Perché imparare a usare una videocamera è relativamente semplice.
Imparare a raccontare qualcosa attraverso le immagini è tutta un’altra storia.
Per approfondire il lavoro di Gianni Canton:


