Il romanzo storico è composto da parti
storiche e parti inventate. L’autore sceglie un’epoca del passato e vi
ambienta la propria vicenda, i cui protagonisti possono essere personaggi
storici o di fantasia. Con
ricchezza di particolari e precisione documentaria, rievoca epoche, personaggi
e ambienti del passato mescolando liberamente fantasia e realtà, vicende
accadute con altre di pura invenzione, storie private di un singolo
personaggio, con storie collettive di popoli. Un romanzo si può definire
storico solo se i personaggi sono coinvolti nelle vicende storiche rievocate.
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La
struttura del Romanzo storico è quella generale del romanzo: situazione
iniziale, complicazione, sviluppo, finale.
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Intento educativo
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Il romanzo storico, soprattutto
nell’Ottocento, ha generalmente un intento formativo.
L’uso
dei personaggi è lo strumento principale nelle mani dell’autore per
comunicare il proprio messaggio, la propria opinione. |
Struttura della narrazione
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Ingredienti della storia
A.
Spazio
L’ambientazione è accurata,
ricca di dettagli B.
Tempo
Il tempo della “Storia” fa
da filo conduttore, su di esso si inserisce il tempo del romanzo, con la sua
vicenda. La conclusione della vicenda
lascia aperta la Storia. <----------------------- STORIA
--------------------------à |
------------vicenda ---------------| Numerosi
sono i ritorni indietro per illustrare i fatti accaduti prima, che non sono
noti al lettore. C.
Personaggi
D. Lingua Gli
elementi principali in un romanzo storico sono i personaggi e l’inquadramento
generale della vicenda. Quindi dal punto di vista narrativo la lingua risulta
meno importante che in altri generi. es.
Manzoni sceglie quel linguaggio, non perché fosse quello del seicento, ma
perché voleva sottolineare la necessità in Italia di una “lingua nazionale” |
Origine e
storia
del
romanzo storico in Europa
Il romanzo storico nasce, come genere tipicamente
romantico, al principio del XIX secolo.
Già nel ‘600 e nel ‘700 si erano scritte opere a
“sfondo storico” e con personaggi storici, ma in essi la storia ha la funzione
di pretesto e/o di cornice, di sfondo per lo svolgimento dell’intreccio, ma del
periodo storico non ci si preoccupa di creare la vera atmosfera.
Al contrario il romanzo storico ottocentesco risponde
all’esigenza del Romanticismo di ravvivare l’attenzione per la storia, di
rivalutare le tradizioni popolari e nazionali. La maggior parte dei romanzi si
ispirano quindi a personaggi e a momenti del medioevo, ritenuti utili per
comprendere il presente.
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In Gran Bretagna |
“Fondatore” del romanzo storico è considerato lo
scozzese Walter Scott (1771 –
1832). Nelle sue opere egli utilizza fiabe, leggente, canti popolari, ma,
anche, si documenta in modo accurato
sui fatti storici, ed è così in grado di ricreare l’atmosfera, ricostruire
l’ambiente… I suoi romanzi più famosi
furono Ivanhoe e Quentin Durward. |
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In Germania |
Willibald Alexis scrisse una serie di
opere note con il nome di Romanzi Brandeburghesi, (un’epopea
storica dei Brandeburgo), in cui l’attenzione dello scrittore non era solo
rivolta ai grandi della storia, ma anche alle masse. Fu traduttore di Scott. |
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In Russia |
Alexander
Puskin introduce il romanzo
storico con La figlia del Capitano. L’autore realizza un’opera pregevole,
riuscendo sia nell’intreccio che nella descrizione a ricreare il mondo della
tradizione russa e a superare gli schemi di Scott |
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In Francia |
In Francia attraverso la forma del romanzo storico
prende l’avvio la narrativa moderna. Figura di primo piano è Stendhal, che critica duramente
alcuni aspetti tipici di questo genere di romanzo: le vicende patetiche e
melodrammatiche, il pittoresco… Per l’autore la storia è fredda cronaca,
mentre il romanzo è vero documento, perché è in grado di rievocare
concretamente, attraverso le vicende degli uomini, l’atmosfera di un’epoca.
L’originalità di Stendhal si rivela nella scelta di rappresentare l’epoca in
cui vive, in modo che il lettore ne riconosca e riviva l’atmosfera. Questa tendenza a “storicizzare” il
presente o il passato recente (La Certosa di Parma) segna il
superamento del romanzo storico classico e l’avvio verso il romanzo sociale psicologico[1].
Questa via sarà seguita da altri scrittori dell’Ottocento, quali Balzac,
Hugo, Ippolito Nievo, Tolstoj. Victor
Hugo, si avvicina al genere
storico, con il romanzo Notre Dame de Paris, romanzo
tipicamente romantico: ambientato nel medioevo, con la sua architettura e il
gusto del pittoresco e l’irrazionalità delle passioni. Nel 1862 viene pubblicata la sua opera
più nota, I Miserabili, ambientato in Francia, nel periodo
post-napoleonico, che si ricollega a Stendhal per la trattazione degli
avvenimenti più recenti. Caratteristica di Hugo è la concezione della storia
come “maestra di vita”. Anche Honoré
de Balzac, all’inizio comporrà romanzi che “alla Scott”, ma presto rimane
affascinato dal realismo di Stendhal e comincerà ad analizzare la vita
sociale e privata della Francia attraverso la narrazione di vicende di
personaggi semplici, comuni, osservati e descritti nelle manifestazioni quotidiane
della vita. |
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In Italia |
La nascita del romanzo storico italiano si fa
risalire al 1827, anno della pubblicazione dei Promessi sposi e di alcuni romanzi
in cui l’argomento storico si intreccia con storie d’amore, oppure si mescola
al motivo risorgimentale. Con I
Promessi Sposi però il genere subisce una trasformazione: nasce il
romanzo moderno caratterizzato dal progressivo scomparire dell’elemento
avventuroso, sostituito da una narrazione realistica su base documentaria. I Promessi
Sposi è un esempio di rigorosa
ricostruzione storica, in cui anche i personaggi frutto di fantasia paiono
veri e credibili e contribuiscono alla ricostruzione del passato. Manzoni segue la via aperta da Scott (epoche
passate), ma decisamente la supera nei profili dei suoi personaggi, nella
capacità di costruire la vicenda.
Nel
corso del XIX secolo, fin verso il 1860, la produzione di romanzi storici in
Italia è particolarmente fiorente. Essa si ispira al modello scottiano (ricostruzione di ambienti
medievali, gusto dell’avventura, vicende d’amore, uccisioni e rapimenti,
magie, duelli e assalti) e a quello manzoniano (vicende di personaggi umili,
linguaggio e stile comprensibile e
vicino al parlato, intento educativo di sensibilizzare gli italiani ai valori
di patria, libertà, impegno morale, che sono alla base della funzione civile
e patriottica tipica del romanzo storico italiano). Già negli anni Quaranta, però, la narrativa storica
di ispirazione medievale si andava cristallizzando in schemi ripetitivi. Lo
stesso Manzoni nel saggio Del romanzo
storico nel 1845 dichiarava finito questo genere di romanzo, in quanto
non rigorosamente storico e, quindi, non attendibile. Superata
la metà del secolo, con la fine del Risorgimento, il genere è ormai in piena
decadenza e i romanzieri tendono ad avvicinarsi ad un passato più recente o
addirittura al presente, raccontando storie, i cui protagonisti rispecchiano
fedelmente la vita della società contemporanea. Si colloca in questo ambito il capolavoro di Ippolito Nievo, Le confessioni di un italiano, che
rappresenta una tappa significativa nel processo di trasformazione del romanzo storico per la fusione di elementi
storici ed autobiografici, la modernità del linguaggio, la descrizione degli
ambienti, la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Nel Novecento possono essere collocati nel genere storico
alcune opere che si rifanno alle esperienze di guerra degli autori, ma che
per questo si collocano a metà strada fra storia ed autobiografia:
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[1] romanzo sociale psicologico: genere in cui l’autore si sofferma sulle problematiche della società e del singolo individuo