CENT'ANNI PRIMA

Bazzoni, oltre ad essere stato un romanziere e uno scrittore di viaggi, era anche abile nel comporre testi d'occasione. Uno di quest'ultimi materiali è certo Cent'anni prima, una breve prosa stesa sull'album della contessa Maffei nel 1842. E' un esercizio virtuosistico che si basa su uno scherzo della storia. Infatti, nel 1740, quello che cent'anni dopo sarebbe stato il camerino della famosa ballerina Fanny Cerrito, era l'austero studio di un canonico. Questa "stranezza" era dovuta al fatto che la Basilica di S. Maria della Scala, e l'annesso convento, erano state poi trasformate nel celeberrimo teatro. Quindi il canonico settecentesco assiste ad una visione, per lui fonte d'inquietudine, della celebre futura abitante di quei luoghi. Dietro all'omaggio galante, si scorge un'abilità nel dispiegare la fantasia, che appartiene più al Romanticismo tedesco che non a quello italiano

 

La sera del giorno 26 dicembre 1740, essendo circa le quattro, come dicevasi allora, cioè le nove come si dice modernamente, un buon Canonico, Don Ezechiele, ravvolto nella sua zimarra di sajo bruno, e calato giù sino agli orecchi il suo berretto quadro, sprofondato in una gran sedia a bracciuoli, se ne stava a fianco del camino. Spalancato dinanzi, sopra un pesante leggio di noce, aveva il Compendium Maleficiorum del Padre Guaccio, ampio volume in foglio, con immagini frapposte al testo, le quali raffiguravano le diverse strane apparenze che suole assumere lo spirito maligno per trarre in perdizione i fragili mortali. Quel Canonico sebbene varcasse appena il quarantesimo anno, mostravasi d'aspetto secco, grinzo, ulivigno; pativa lunghe astrazioni ed accresceva la naturale cachessia prodotta dal suo melanconico temperamento con lo studio de' più astrusi ed arcani trattati di demonologia. Gli altri Canonici della Collegiata ben lungi dal sapergli grado di codesta improba fatica che onorava il Capitolo, lo chiamavano pazzo e stravagante; ed il laico custode della Basilica diceva in confidenza al Sacrestano che Don Ezechiele avesse affittati i mezzanini.
Egli adunque, Don Ezechiele, se ne stava quella sera nella sua camera, seduto davanti al suo librone, e sulla tavola vicino a lui eravi la lampada, l'orologio a polvere ad un teschio. Regnava colà il più profondo silenzio: quattro bei randelli incrocicchiati alimentavano sul focolare una fiamma queta queta. Il Canonico, colle braccia raccolte al petto, l'uno introdotto nella manica dell'altro, leggeva e meditava - meditava e leggeva - Poco a poco gli si aggravano le pupille, il capo gli si piega, rimane assorto ….. ed ecco - oh portento! - il libro si tramuta in una vezzosissima testa femminile, il leggio diventa il corpo di quella testa ed i suoi sostegni a forma di colonna due finissime gambe. La tavola è al tempo stesso cangiata in una toletta elegante, l'orologio a polvere nel vaso del belletto, ed il cranio in una scatola di ricci. Anche il gran quadro appeso alla parete che rappresentava un missionario domenicano, si trasforma in una lucidissima psiche: la mozzetta, la pelliccia, il breviario e gli altri arnesi canonicali, si cambiano in veli, nastri, collane, vezzi con gemme e perle di vetro.
Don Ezechiele, cui pareva d'essere veramente desto e padrone de' propri sensi, si sentì con raccapriccio a quella vista avvinghiato da tal forza d'incanto che sebbene facesse internamente ogni sua possa per sollevarsi, non poté scuoter fibra, e dovette rimanersene immobile come statua. Tenendo allora per certo che quello fosse un mal giuoco del nimico infernale, presentandoglisi al pensiero quid possint cocodemones per magiam si preparò a recitare la forma dell'esorcismo. Appena però ch'ebbe proferito dentro di sé l'ego te in nomine quella leggiadra apparizione venutagli di slancio vicina, fatto delle di lui spalle appoggiatojo, cominciò a rompere in salti, in trinciate, in passate, e poscia tanto balzò a tondo e sobbalzò per la camera che stanca anelante andò a cadergli in grembo liberamente, così come se si fosse adagiata sovra un seggiolone disgombro. Corse al Canonico un tremito per le viscere a quel contatto, che gli fece ripassare di volo l'intera scala degli scongiuri, ma tutto fu vano per isciogliere quella malia. La spietata apparizione più e più gli si abbandonava sulla persona agitandosi vivacemente, e quando parve volersi acquetare si tolse la corona di fiori che le adornava il crine e la collocò in capo al Canonico come avrebbe fatto sur una testiera da crestaia.
Scoccarono in quel punto le ore. Il Canonico si riscosse, levò la fronte girò gli occhi esagitato: tutto era tranquillo intorno a lui, ed ogni cosa nel primiero suo stato. Solo gli sembrò che vacilasse la fiamma della lampada e del camino.
L'apparizione ciò null'ostante era stata reale, ma non per opera di malefici o d'incatesimi, bensì per profetica visione.
Cent'anni dopo quella stanza medesima diventava il camerino della Cerrito…..
Don Ezechiele era Canonico collegiato della Basilica della Scala.