IL PROFILO
|
Giovanni Battista Bazzoni nacque a Novara il 12 febbraio 1803 da un’antica famiglia d’origine milanese. Fu, infatti, suo nonno, Camillo Bazzoni, a trasferirsi lì per esercitare la professione notarile. Nel 1806 la famiglia ritornò a Milano, allora capitale del Regno d’Italia. Giovanni Battista frequentò poi a Milano il Liceo di S. Alessandro, dove insegnavano studiosi di un certo rilievo, come G. B. De Cristoforis, professore di storia, a cui fu molto legato. Già dal 1816 si dedicò ad un approfondito studio dei poeti italiani, appassionandosi in particolare a Tasso e Ariosto. Nel 1821, assecondando il desiderio paterno, intraprese gli studi legali a Pavia, seguendo una carriera che era quasi divenuta una tradizione per i Bazzoni. Conseguì la laurea in ambe le leggi il 2 settembre 1825. Nel novembre dello stesso anno incominciò il praticantato presso lo studio dell’avvocato Dell’Acqua che, oltre ad essere un giureconsulto molto preparato, possedeva una considerevole raccolta di libri rari, che il giovane Bazzoni poté consultare. Questo fu senza dubbio un momento cruciale che siglò non solo la prima tappa della sua carriera forense, ma incise anche sul suo apprendistato letterario, perché nello studio in cui lavorava venivano spesso in visita artisti e letterati. Nel 1826 pone mano all’inizio del primo, e più celebre, romanzo storico d’imitazione scottiana, il Castello di Trezzo, basato sulla calcolata commistione di fatti storici e di fantasia. Nello stesso anno, a giugno, ottiene l’abilitazione ad insegnare nelle prime tre classi elementari; a luglio supera con ottimi risultati l’esame per divenire ascoltante giudiziario. Nel 1827 diventò ascoltante del Tribunale mercantile e di cambio, e l’editore Stella pubblicò in volume il Castello di Trezzo, dopo che era apparso a puntate sul Nuovo Ricoglitore. Nel 1829 portò a termine il secondo romanzo, Falco della Rupe o la Guerra di Musso. Nel 1830 passa al Tribunale Criminale nell’ufficio di Paride Zajotti, tenace avversario delle istanze di cui si faceva portavoce il nuovo genere letterario ormai diventato à la page, il romanzo storico appunto. Considerando queste premesse, era presumibile che s’instaurasse un difficile rapporto tra i due: invece Bazzoni riuscì a mantenere sempre ottimi rapporti con il proprio superiore, tant’è che ne fu spesso ospite nella sua casa di Trieste. Intanto la gran popolarità del Castello di Trezzo lo introdusse a pieno titolo nell’ambiente culturalmente vivo e mosso della Milano di quegli anni, legandosi in particolare ad Andrea Maffei, poeta e raffinato traduttore. Verosimilmente fu quest’ultimo ad introdurlo nel salotto, uno dei più importanti dell’età romantica, della moglie Clara, luogo d’incontro d’artisti e letterati di fama, non solo italiani. Bazzoni in quest’elitario cenacolo incontrò personalità come Balzac, col quale ebbe probabilmente uno scambio epistolare, Grossi, e il caposcuola della pittura romantica in Italia, Hayez. Il 27 dicembre 1831 supera brillantemente l’esame per diventare giudice. Ma per ragioni di lavoro deve abbandonare l’amata Milano e trasferirsi a Gallarate poi a Bergamo. Inizia così un periodo di crisi i cui primi segnali si avvertono già nel 1830 con la pubblicazione della Bella Celeste degli Spadari, palese indice di un’involuzione artistica che sarà riconfermata dai Racconti storici del 1832. Tuttavia in questi anni di sostanziale stasi creativa, Bazzoni si dedica con passione, ottenendone buoni risultati, alle traduzioni, a riflessioni di teoria letteraria, ed alla ricerca storica. A Bergamo, Giovanni Battista, seppe circondarsi d’amicizie, stringendo rapporti con i più importanti uomini di cultura della città, sentendosi, però, sempre a disagio, quasi in “esilio”. Nel 1835 è richiamato a Milano come attuario al Tribunale Criminale. Questa stagione di luci (poche) e di ombre (molte) dell’itinerario umano e artistico del Bazzoni si chiude con la pubblicazione, avvenuta nel 1839, della seconda raccolta dei Racconti storici di tutt’altro pregio rispetto alla prima, dove emerge soprattutto l’ultimo racconto della raccolta, Avventure in un viaggio per la Valdoppia. Dal punto di vista professionale, l’ultimo anno del decennio è contraddistinto dalla nomina a protocollista e segretario del Tribunale Commerciale di Milano. Nel 1840 gli viene conferito l’incarico di aggiunto alla pretura urbana, e il 18 marzo incomincia il suo ufficio di giudice, dimostrando doti non comuni. All’inizio del 1843, Bazzoni presenta la propria candidatura per ricoprire il ruolo di Segretario presso l’I. R. Accademia della Belle Arti e di Professore d’Estetica applicata alle arti del Disegno. Nell’estate dello stesso anno compie un viaggio a Vienna. Nel 1844 dà alle stampe un volumetto Da Napoli a Procida, frutto del riordino in un libro di viaggio, che avrebbe dovuto essere il preludio ad un’opera ben più corposa ed organica, Passeggiate in Italia, delle impressioni di un soggiorno nella città partenopea, e nei suoi dintorni, risalente a cinque anni prima. L’importanza del libro è notevole, perché Bazzoni tramite esso voleva presentarsi non più solo come romanziere storico, ma nelle vesti di abile scrittore di prose odeporiche. Nel 1845 Bazzoni pubblicò l’ultimo romanzo Zagranella o la Pitocca del Cinquecento, dove si avverte una certa influenza di Hugo. Nel 1846 prosegue la sua carriera giudiziaria divenendo protocollista di Consiglio al Tribunale Civile, e, nel maggio del 1847, il Senato del Lombardo – Veneto lo nomina giudice sussidiario presso lo stesso tribunale. Verificatisi nel 1848 i noti fatti storici, Bazzoni, che fino allora si era sempre dimostrato uno zelante funzionario imperiale, prende la sofferta decisione d’aderire alla causa patriottica. Si mette così a disposizione del Governo provvisorio che gli offre la presidenza della Commissione provvisoria penale. Bazzoni rifiuta quella carica, riservandosi per sé quella di Consigliere del Tribunale Criminale. Nominato quindi il 23 marzo 1848 Consigliere, il 15 aprile viene eletto membro della commissione incaricata di proporre l’assoluzione o la traduzione davanti ai tribunali ordinari degli esponenti della polizia austriaca arrestati. Nella stessa commissione Bazzoni acquistò tanta autorevolezza che i colleghi gli assegnarono il difficile compito di vigilare sui detenuti. Il letterato fu coinvolto anche in altre questioni delicate. Fu, infatti, tra i giudici che processarono i presunti responsabili dei tumulti scoppiati il 29 maggio1848, in occasione del plebiscito per l’annessione della Lombardia alla corona sabauda. Anche grazie al suo intervento, tutti gli imputati furono prosciolti. Per questo gesto, egli ottenne in seguito il plauso di Carlo Cattaneo. Dopo la fine della prima fase della Prima Guerra d’Indipendenza, e ritornati quindi gli Austriaci a Milano, nei mesi di ottobre e novembre Bazzoni si reca a Genova, a Marsiglia e a Parigi, ove ha modo d’incontrare alcuni fuoriusciti italiani. Nella capitale francese il magistrato guardò con cauto interesse al nascente comunismo (che, per altro, ripudiò decisamente nel 1849) e con molta preoccupazione all’ascesa politica di Luigi Napoleone. Ritornato a Milano visse con trepidante ansia, questa volta da semplice spettatore, gli eventi del marzo 1849. Pur essendo molto compromesso, non prese la decisione di riparare nel Regno di Sardegna; per le sue compravate capacità, venne poi “recuperato” e ottenne la conferma delle sue mansioni. In quel periodo così travagliato, strinse una sincera amicizia con Carlo Tenca. Giovanni Battista Bazzoni morì il 9 ottobre 1850 di polmonite fulminante, dopo pochi giorni di malattia. A causa della sua prematura scomparsa, rimasero inedite molte opere, una parte delle quali fu pubblicata nel 1906. Tra quest'ultimi testi è interessante leggere Cent'anni prima |