AUTORITRATTO
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Bazzoni, in un articolo del 1833, delinea il proprio autoritratto a trent'anni, giocando sul topos della vita disordinata condotta dall'artista precocemente invecchiato. L'occasione contingente di questa auto - rappresentazione è fornita dalla descrizione del proprio risveglio mattutino. Oltre a specificare il proprio aspetto, lo scrittore nell'incipit traccia un catalogo degli oggetti che si trovano quasi ammassati in ordine casuale nella sua camera. Bisogna riflettere anche sull'eterogeneità di questi materiali: infatti, i libri, gli appunti su argomenti vari, gli spartiti musicali, le litografie, sono elementi importanti per suffragare l'immagine di un autore eclettico. Tuttavia la versalità dimostrata nell'applicare il proprio talento su più campi, anche contemporaneamente, si traduceva, a volte, nello scrittore in una dispersione di energie che ne dissipava il genio. L'ego multiforme dello scrittore emerge sempre, e appare, perciò, anche qui, in queste pagine disimpegnate, in cui Bazzoni ci fa partecipe degli attimi che precedono il ritorno allo stato cosciente. Infatti l'autore si propone, con buon scavo psicologico, di cercare di tradurre in parole la confusione della sua mente che passava, seguendo degli schemi non razionali, da un settore all'altro dello scibile umano. Ecco il testo: Il chiarore che penetrava nella camera dagli interstizi delle imposte che già da due ore erasi levato il sole. Quelle striscie di luce bastavano a lasciar vedere volumacci di qua, scritture di là, abiti ammucchiati alla rinfusa sopra una scranna, litografie di bizzarro soggetto appese alle pareti, una cassa di violino, un fascio di musica, i pettini e il rasojo su uno specchio volante, un busto di Canova sulla stufa, sopra quel busto un berretto nero, e in un letto dalla bruna coperta un giovine, ma d'una gioventù assai sfiorita, di risentiti lineamenti, con bianca ed alta fronte, scemato alquanto l'onore della chioma e in disordine i rimasti cappelli, contornata la pallida faccia da un giro di folta barba. Questo giovine, caro lettore, m'era io nel momento che incominciava a risvegliarmi. Se ciò che passa per la mia mente quand'essa è signora di sé medesima non mi riesce mai facile a ben descrivere, impossibile mi sarebbe offrire un esatto quadro delle idee che attraversavano la mia fantasia da cui non erano fugate le immagini notturne e andava tuttavia vagando sul limitare del misterioso regno de'sogni. Legista per mestiero, ma di testa fervida e leggitore infaticabile di poemi, di romanzi, di storie, rappresentati qual bizzarro panorama, essere doveva in quel momento la mia immaginazione! Paragrafi ed articoli si succedevano a sestine od ottave, monarchi e regine si mischiavano ad avvocati e cursori, un concetto filosofico teneva dietro ad un dubbio di lingua, ed una vaga fisionomia spuntando era ecclissata dalla ciera di qualche antipatico confratello. Ma tutte queste idee leggeri, sfumate, nebbiose apparivano e sparivano nella mia mente confuse, frammiste come i punti natanti in un raggio di sole. |