LA FORTUNA DEL CASTELLO DI TREZZO

PRESSO I CONTEMPORANEI

Il romanzo d'esordio fu accolto in modo straordinario dal pubblico, tant'è che iniziata la pubblicazione del Castello di Trezzo sul periodico milanese "Nuovo Ricoglitore", subito registrò un tale successo di pubblico che nel fascicolo del 1827 apparve il seguente annuncio :

L'A. del Castello di Trezzo desideroso di vedere presto uscito in luce il rimanente di quella sua novella (l'evidenziazione è mia) in una sol volta, né potendo poi, stante l'angusto spazio di questo giornale, secondare un tal desiderio che non è solo dell'autore, ma di molti leggitori ancora, abbiamo divisato di pubblicarla quanto più presto potremo tutta unita in un solo volume, corredata anche di un incisione in rame che rappresenta il detto castello, senza però privare della lettura i nostri signori associati, i quali ne riceveranno la continuazione nei prossimi quaderni.

E' interessante rilevare come in questo messaggio, che si potrebbe definire "pubblicitario", l'opera del Bazzoni sia presentata al pubblico come una novella e non come un romanzo. A tal proposito c'è da sottolineare che lo stesso Bazzoni riferendosi alla sua opera utilizzava questo termine, perché non la riteneva degna dell'appellativo di romanzo. In questo si può vedere quell'aspetto che caratterizzerà tutta la sua attività letteraria: la scarsa stima che nutriva nelle sue doti, che erano invece considerevoli, di scrittore. Ci può essere, però, un'altra spiegazione dell'uso del termine: Bazzoni poteva rifarsi all'inglese novel (romanzo) parola con cui erano definiti nell'originale i romanzi di Walter Scott, e quindi novella, in tal senso, sarebbe un calco semantico dall'Inglese.


Infatti la bontà del lavoro svolto dal Bazzoni fu decretata dagli stessi lettori: prima ancora che fosse terminata la pubblicazione a fascicoli dal proposito enunciato dallo Stella, si passò al volume di cui si dava notizia nel quaderno di marzo del Nuovo Ricoglitore ( Il castello di Trezzo novella storica di G. B. B., Milano, Stella, 1827 in -8 con un'incisione).

La prima edizione fu accolta favorevolmente dalla critica e con vero entusiasmo dal pubblico, tant'è che fu presto esaurita. Tale fu il successo che l'editore ne annunciò una seconda nel gennaio del 1828, e si noti era già uscita la Ventisettana, " riveduta e corretta" accompagnata dal seguente avviso

se le due edizioni di questa novella, esaurite in pochi mesi, quella cioè che diede il Nuovo Ricoglitore e l'altra del medesimo con ritocchi dell'autore, non potessero far prova del suo merito, dovrebbero almeno assicurarsi di questa 3 edizione che il loro denaro non sarà speso alla cieca, provvedendovi ora di un'operetta che da tanti altri è stata comprata e letta fors'anche con molto piacere.

Il successo non fu un fatto estemporaneo tant'è che lo stesso editore diede alle stampe nel 1830 la quarta edizione, segno che ormai l'opera era conosciuta e apprezzata in tutta Italia e di fatto, per un breve periodo, riuscì nei cuori dei lettori a resistere al capolavoro manzoniano.


In tal senso bisogna ricordare che l'opera prima del Bazzoni si impose non solo in Italia ma fu l'unica tra quelle che scrisse che abbia valicato i confini nazionali. Infatti l'editore parigino Truchy nel 1838 ne stampò un'edizione in Italiano (la quinta) e l'anno seguente uscì la traduzione francese ad opera di Baudry. Bazzoni seppe che proprio grazie a quest'ultima edizione il suo nome aveva ottenuto gran fama oltralpe, e fu accostato ai più noti scrittori europei contemporanei .
A testimonianza ulteriore della popolarità dell'opera, che si stava qualificando come un vero e proprio long seller, diffuso anche in molte edizioni pirata, c'è da sottolineare che molti pittori si ispirarono a scene del romanzo per ricavare soggetti per stampe e tele, come il veneto Giambattista Cecchini.

Il nome del Bazzoni dai suoi contemporanei, e ancora in buona misura oggi, è legato a quello della sua prima fatica letteraria, il Castello di Trezzo. Il motivo di tale notorietà è da ricercarsi, al di là di considerazioni estrinseche al testo, come il gran successo, presso il pubblico dell’epoca, dei romanzi storici, in precisi meriti intrinseci, primo fra tutti, il sapiente congegno narrativo. Su quest’ultimo punto è opportuno riflettere. Nonostante la sua giovane età, leggendo attentamente il romanzo, si rileva una già consumata capacità di narrare.

Il letterato milanese, inoltre, contribuì a costruire nell’immaginario collettivo dei lettori l’idea romantica del Medioevo, o meglio dell’Autunno del Medioevo, essendo la vicenda ambientata nel 1385. Quest’effetto fu ottenuto grazie alla sua innata capacità di descrivere scorci paesaggistici e di ricostruire su questi materiali, magari, talora in modo arbitrario, le epoche del passato. Anzi per il lettore moderno le parti più godibili sono proprio le pagine descrittive, ricavate da impressioni di viaggio. Il Castello di Trezzo può essere considerato anche come un immenso ciclo di affreschi medievali, in cui si può scorgere la volontà di raggiungere, nel presentare i sentimenti, “la teatralità”. In tal senso un paragone con la pittura di Francesco Hayez è legittimo.