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Il viaggio come metafora della vita.
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Esiste un'opera nella letteratura di tutti tempi che riassume - forse integralmente - i significati concreti e simbolici legati al tema del viaggio: l'Odissea di Omero. Il viaggio di Ulisse è un viaggio di ritorno ( nostos ), dalla guerra < di Troia > alla sua nativa Itaca, la patria abbandonata e ritrovata insieme alla moglie Penelope ed al figlio Telemaco. Quindi il viaggio può essere considerato inizialmente nella sua circolarità ( partenza / percorso / arrivo e recupero ) ove emerge soprattutto la finalità ultima della meta, del raggiungimento di uno scopo ( la ricongiunzione, la riconquista definitiva della stabilità attorno ai valori originari ).
Ma immediatamente, rileggendo
attentamente la vicenda di Ulisse, si nota che il viaggio non può
consistere solo nell'approdo al porto finale, ma piuttosto nel
superamento di mille pericoli,
ostacoli, prove e nella
verifica di mille
esperienze. Il viaggio
diventa prova di
conoscenza, nel senso
più ampio del termine. |
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Il
viaggio in mare
è del resto metafora
della vita. Essa è come
una navigazione che si concluderà in un porto assalito dalla tempesta. L'esistenza
( la nave)
è destinata a perdere
la sua guida (la ragione)
ed il poeta che rappresenta il
dramma umano, si sente
in balia di se stesso. |
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La vita fugge e non s'arresta
un'ora, |
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L'interpretazione dantesca del viaggio di Ulisse nell'emisfero delle acque come folle volo indirettamente anticipa una valenza importante del tema nella letteratura ottocentesca e novecentesca. Il viaggio diventa sempre più metafora dell'abbandono, il navigante si fa naufrago nei gorghi dell'esistenza, la meta si annulla nella ricerca dell'illimitato, dell'informe, dell'infinito. ( P. Collini, Wanderung, il viaggio dei romantici ). Il primo personaggio letterario che - modernamente - si affida alla legge del mare come sfida agli spazi chiusi della storia e della vita sulla terra è Robinson Crusoe. Anch'egli vive le tappe della tradizionale esperienza: la partenza, il naufragio e l'esilio in un'isola, il ritorno. Robinson controllerà pienamente le realtà minacciose ed estranee alla sua cultura e la sua logica pragmatica e mercantile, nell'isolamento, avrà modo di sperimentare tutta la sua efficienza, tanto da imporla come unica legge della realtà.
Il Settecento illuminista
inaugura anche un altro tipo di viaggio: il
Gran tour.
Con l'espressione si é soliti
definire il viaggio di
istruzione e di formazione,
ma anche di
divertimento e di svago,
e perché no di avventura, che le élites europee, e americane poi,
intraprendono attraverso l'Europa. Protagonisti indiscussi del Grand Tour
sono i giovani
che hanno appena concluso gli studi. Con il viaggio, la loro educazione
si completa e si perfeziona: le solide conoscenze apprese nelle università
si fanno più duttili, si arricchiscono dell'uso di mondo,
si aprono alla moda, al gusto
e alla competenza estetica,
si completano con la conoscenza comparata degli uomini e delle nazioni. A
viaggiare sono anche
diplomatici, filosofi, collezionisti, amatori d'arte, romanzieri, poeti,
artisti. Meta
privilegiata é l'Italia, culla della civiltà e dell'arte. Con il procedere del tempo l'abbandono degli spazi rassicuranti della propria terra e della propria società sarà sempre meno funzionale ad una riconferma dei valori acquisiti. Il viaggio - come percorso da leggersi soprattutto per le tappe che propone alla riconquista del proprio io - assume dimensioni sempre più conturbanti, ove si assolutizza la frattura tra stabilità e di-versione, tra padronanza certa di valori ed estraniazione dalla storia. Il tema dell'esilio, come forzoso allontanamento dalla patria, è motivo doloroso presente in molta letteratura romantica.
A livello simbolico il
mare aperto,
spazio sconfinato della solitudine è la vera
dimensione
conturbante
dove il naufragio
è sempre possibile, mentre le
isole felici
- simboli topici dell'abbandono
e dell'oblio
- vengono inseguite come
luoghi dell'interiorità,
dove la natura sembra proteggere
l'utopia
di un mondo intatto e
irraggiungibile nella
sua separatezza. Dal topos dell' isola felice, del buon selvaggio,
del paradiso perduto....germinerà anche il motivo
dell'esotismo
( come idealizzazione di forme
di civiltà intatte che incarnano una purezza estranea alla civiltà
occidentale ). |
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Il mito di Ulisse,
reinterpretato da un po' tutte le età, viene ripreso nel Novecento,
proprio per gli elementi di apertura ed ambiguità che racchiude. Sono le
motivazioni al viaggio
di ricerca esistenziale
che rendono vitale questo
mito. La ricerca avviene essenzialmente nella dimensione interiore ed
inconscia
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Infine l'Ulisse di Joyce ripropone ancora il topos dell'eroe viaggiatore, ambientando questa volta la vicenda nella moderna città di Dublino, sede della vana ricerca di senso della vita da parte dell'uomo moderno, proteso a dare significato alla banalità del quotidiano, in un flusso inesausto di pensieri.
Il viaggio dunque racchiude
una sostanziale
polarità tra la
fedeltà alle radici
della terra natale, della patria, dei valori della società in cui si vive
e la scommessa della
ricerca, della
conoscenza piena dell'altro.
E' rischio di perdita ma anche promessa di conquista, è speranza di
ritorno ma anche abbandono angoscioso all'ignoto. |
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