| I saggi realizzati | |||
| Abolizione | Liberalizzazione | Case chiuse | Decisori |
Case chiuse
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NO alla schiavitù del sesso. SI alla regolamentazione delle libere “imprenditrici” del settore (o imprenditori)
Regolamentare e legalizzare la prostituzione oppure reprimerla? Ma proprio in una nazione come l’Italia, cuore della fede cattolica, “il mestiere più vecchio del mondo”, ha visto le più varie metamorfosi (tra le quinte e non), nell’arco delle varie epoche storiche. Nell’epoca romana, per esempio, le prostitute avevano caratteristiche ben diverse da quelle attuali: esse erano donne di singolare importanza per fini politici e sociali, in quanto venivano “utilizzate” quasi come spie o pedine strategiche, le quali tramite i loro favori, riuscivano ad ottenere informazioni importanti. Esse sicuramente non lavoravano sui cigli delle strade, ma vivevano nel lusso e l’agiatezza dei villini delle campagne limitrofe alle città; da qui il nome “bordello” fu dato ai villini sorti ai bordi delle città. Nei bordelli, o case chiuse, esse continuavano ad esercitare la loro professione fino all’entrata in vigore della Legge Merlin nel settembre 1958, la legge che decretò la chiusura di queste case, gestite in genere da una tenutaria (di solito ex-prostituta); qui le “pensionanti” venivano reclutate dai “collocatori”; la “marchetta” ricevuta dal cliente andava divisa tra queste tre figure (50% alla tenutaria, ed il resto tra la ragazza e colui che ella credeva il suo uomo del cuore). Il Fascismo italiano fu il periodo che vide il massimo sviluppo di questa attività, che indubbiamente “ghettizzava” il fenomeno, tuttavia rendeva più pulite le strade e soprattutto permetteva un maggior controllo sanitario delle “signorine”, severamente sottoposte a visite mediche periodiche. La chiusura dei “casini” rappresentò sicuramente una conquista per quella parte del Paese che, seguendo la morale religiosa, reputava un aspetto aberrante e scandaloso della nostra società, ma soprattutto riteneva che tale decisione decretasse la fine del fenomeno prostituzione. Non fu assolutamente questo il risultato che si ottenne anzi, con l’avanzare dell’era moderna, del benessere economico il commercio del sesso assunse aspetti sempre più disparati, enormi dimensioni di mercato. Inoltre la prostituzione non è punibile, invece lo è il favoreggiamento (quindi chi si rivolge a questo mercato per i propri “acquisti”), lo sfruttamento e la criminalità che si sono creati intorno a questo fenomeno. Il vero problema oggi infatti non è la prostituzione in sè, in quanto come primo diritto civile, ognuno è libero di scegliere come condurre la propria vita, però senza intaccare quelli che sono i diritti e le libertà altrui. Quindi uno dei problemi da risolvere è quello della pulizia sulle strade e nelle città, in quanto la libera professione dei/delle sex-workers non deve essere tale perchè svolta all’aria aperta, lasciando sporcizie e disordini, e procurando situazioni tanto spiacevoli e sgradevoli quanto pericolose per il traffico stradale, ma permessa e controllata dallo Stato come una qualsiasi attività in proprio. La libera professione dovrà quindi essere svolta i ambienti propriamente ad essa adibiti, dove andranno seguite specifiche norme igienico-sanitarie (pulizia dei locali, uso dei profilattici, visite periodiche e certificati sanitari, test HIV, sia per gli/le operatori/operatrici del settore che per i clienti). Con questo sistema verrebbe quindi abrogata una sola parte della Legge Merlin, in quanto alcuni suoi punti sono irrinunciabili, come il divieto di schedare chi si prostituisce e la necessità di rispettare la dignità ed i diritti umani di chi si prostituisce. Perciò da qui si potrà partire per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di chi esercita la prostituzione ad anche i rapporti fra i cittadini, sex-workers, ed istituzioni. Modificare questa legge significherà anche non considerare più favoreggiamento l’affitto da parte di privati dei locali sopraccitati, ed anche non sarà più adescamento o sfruttamento la frequentazione di questi ambienti, a meno che i /le sex-workers siano minorenni. Il fattore età è molto importante perchè, come in ogni attività lavorativa il minorenne viene protetto, ed anche per questa, il limite minimo per l’esercizio della professione sarà la maggiore età, che permetterà ad ogni individuo di decidere liberamente e responsabilmente della propria persona. La prostituzione quindi non sarà più reato se esercitata sempre all’interno degli appositi locali, altrimenti in altri ambienti si (sia per la/il professionista che per il cliente).
Questa proposta porterà quindi a debellare l’organizzazione e la gestione
malavitosa e criminale del commercio del sesso, che invece diventerà libero
ed indipendente da ogni tipo di contratto o di sfruttamento. Chiunque
opererà in questo mercato sarà quindi libero di negoziare direttamente con
il cliente le condizioni delle prestazioni ed il compenso. Tutto ciò sarà quindi possibile in seguito ad una adeguata educazione fra lei/i sex-workers, organizzando un efficace programma di formazione. Secondo noi tutto ciò aiuterebbe a togliere molte persone dalla strada, mettendole al riparo dalla violenza e dal freddo, ma soprattutto si comincerebbe ad adottare un metodo per far fronte a quello che è diventato l’aberrazione assoluta della prostituzione per libera scelta, cioè la tratta di esseri umani (soprattutto donne e bambini), la schiavitù del terzo millennio. Non si tratta più dell’antica schiavitù di persone di colore incatenate fisicamente, ma oggi sono schiavi imprigionati da catene psicologiche che non si riescono più a spaccare. Si tratta infatti di una vera e propria deportazione soprattutto dai Paesi africani ed est-europei più poveri, dove soprattutto le donne, vengono vendute dalle famiglie stesse, spinte da ricatti psicologici e promesse di occupazioni sicure e vantaggiose in paesi civili e ricchi come il nostro. Infatti l’Italia offre a queste popolazioni (costituite ancore da due sole classi sociali, quella dei poveri e quella dei ricchi, che sfruttano e portano all’estero le loro ricchezze senza reinvestirle nel loro paese), un modello di vita agiata, basata sugli unici valori del denaro e dell’immagine esteriore. Le ragazze si illudono di trovare qui una speranza di vita migliore per sè e per la propria famiglia, ma al loro arrivo la situazione è completamente diversa; esse vengono reclutate e poi trasportate, eludendo in maniera estremamente abile i controlli di confine, nei paesi in cui eserciteranno la loro nuova professione. Indubbiamente usurpate dei loro documenti personali, con un contratto firmato con il sangue, tramite riti woodo che le suggestionano impedendo loro di ribellarsi, cominciano la mattina presto a sparpagliarsi sulle strade limitrofe alle grandi città, per tornare alla sera tardi avendo guadagnato almeno dalle 300 alle 600 mila lire. Una goccia piccolissima in proporzione a quel mare che è il debito che le giovani schiave si trovano a dover saldare ai loro “magnacci”: non potranno essere libere finché non avranno finito di pagare in media dagli 80 ai 120 milioni di lire (cifra assurda presumibilmente pagata per il loro acquisto alle famiglie di origine). Tutto il denaro da loro guadagnato viene poi sicuramente investito dalle organizzazioni criminali in traffico di droga, armi, nuove tratte ed attività di facciata. In questo momento l’unica mano tesa verso questo fenomeno è stato l’art. 18, ? fortemente voluto e promosso dal Ministero della Solidarietà Sociale Livia Turco; tale legge permette oggi alle prostitute di farsi aiutare, di ottenere un permesso di soggiorno provvisorio impegnandosi a togliersi dal giro e di cominciare un primo inserimento nel mondo del lavoro onesto. Tutto ciò può avvenire anche senza sporgere denuncia verso gli sfruttatori, finché le ragazze stesse liberamente decideranno di farlo. L’idea di rendere l’esercizio della prostituzione un’attività libera ed indipendente, ma da svolgersi in determinati luoghi, con specifiche caratteristiche di sicurezza, unita a questi progetti di solidarietà e protezione da parte dello Stato e degli Enti volontari, gradualmente ma efficacemente potrebbe cominciare a risolvere questa grave situazione, di cui ogni cittadino sta sentendo sempre di più il sentore, ma di cui molto spesso è solo facilitato ad usufruire o a giudicare. Il modello da noi progettato si propone quindi di mettere un po’ d’ordine e controllo, rispettando la libertà di chi si prostituisce e la sensibilità di molti cittadini, soprattutto auspicandosi di essere attuabile e di avere come conseguenza la soluzione di molti problemi ben più gravi. Secondo il nostro punto di vista tali problemi non troveranno mai la soluzione con la repressione totale, in quanto “reprimere” significa “nascondere” il fenomeno, farlo sprofondare nella clandestinità, rendendo più difficile qualsiasi intervento di prevenzione ed aumentando enormemente lo sfruttamento. Schema argomentativo 1) Breve cenni storici 2) Prostituzione oggi = libertà personale 3) Nuova proposta di regolamentazione 4) Scopo della nuova “prostituzione” - no alla criminalità e sfruttamento - no alla tratta di esseri umani. 5) Unione art.18 + solidarietà + professione regolamentata = rimedio alla piaga del 3° millennio 6) Conclusione. Fonti “La Stampa” del 7/4/2001 “Gente” marzo 2001 Siti internet: ¨ www.luccioleonline.org/politici/analisi.htm ¨ www.arcobaleno.net/costume/case/chiuserisultatosondaggio.htm Conferenza sulla "nuova tratta di esseri umani" tenutasi a Vercelli il 20/04/2001 |